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Nuovo complesso parrocchiale della Madonna del Carmine

IL PROGETTO

Il lotto è posto in una zona periferica del Comune di Santa Maria La Carità, tra serre, case, capannoni e campagna: alla Chiesa è dato quindi il compito di orientare e di porsi come un primo germe ordinatore dell’intorno, creando al contempo una certa distanza da esso.

Come avviene spesso nella tradizione, la Chiesa, posandosi lungo la strada, si orienta con l’abside verso est; d’altro canto, non essendoci nessuna traccia così forte sulla quale posarsi, il complesso parrocchiale tende a saturare il recinto sacro in un volume bianco.

Come suggerisce il significato aramaico della parola Carmelo, il quale ci conduce all’idea di “giardino”, così il volume viene scavato e si accede a questo spazio chiuso come in un grembo, memoria della grotta sul Carmelo: qui, la tradizione narra che visse Elia. La grotta è così il luogo in cui si entra per riemergere, luogo di forte esperienza, che ben si adatta a tradurre spazialmente l’esperienza religiosa.

Il fedele entra dunque nel sagrato, memoria dell’Atrium delle vicine ville stabiane, luogo che già separa dal mondo, offrendo una prima accoglienza e una sorta di “ristoro” grazie anche all’ombra della ginestra, l’alberello sotto il quale il profeta Elia andò a riposarsi, segno dell’amore di Dio per l’uomo al quale dona fiducia, indicandogli la via da percorrere. Il vuoto genera la forma, è silenzio, pausa vivificante. Come alcune azioni rituali legate alla celebrazione dei sacramenti, altre pratiche devozionali trovano uno spazio protetto e separato nel sagrato. Il portico prosegue questo compito di raccoglimento e protezione, la spezzata generata dall’operazione “del levare” abbraccia gli uomini staccandoli dal mondo. Qui delle lastre metalliche numerate danno la possibilità di svolgere la via Crucis anche in esterno: la processionalità di questa devozione potrà quindi esprimersi nel tempo e nello spazio.

L’edificio si compone di due parti: un basamento murario bianco, che con la sua matericità scavata allude ad un grembo, e la copertura metallica forata che, con la sua forma, ricorda un monte e rimanda anche alla corona della Beata Vergine Maria. A queste falde inclinate, interrotte in un lato per l’inserimento delle campane, è affidato il compito della riconoscibilità. Il prospetto est, campeggiato dalla Croce, rimanda la memoria al semplice profilo a capanna. Volutamente si è rinunciato quindi alla ricerca di altezze importanti, ponendo invece l’attenzione alla forza che deriva dall’unitarietà e dalla compattezza del complesso il quale si discosta così dalla disomogeneità dell’intorno. La luce, che nell’oscurità attraversa i fori della parte metallica di copertura, ha anch’essa funzione distintiva e metaforica.

Compositivamente sia le estroflessioni sia le sottrazioni, generano possibili triangoli mitigati costantemente dalla figura del trapezio, capace di mediare la forza e il rigore del blocco bianco con fughe prospettiche e “inviti” che, oltre a dare dinamicità al complesso parrocchiale, guidano il fedele nel percorso esterno di avvicinamento da via Petraro e da via Bardascini.

Il complesso potrà essere chiuso e i cancelli, trattati come rivestimento, mantengono l’unità del blocco.

La casa canonica e l’ufficio parrocchiale sono anch’essi compositivamente parte della sottrazione, in questo caso la sottrazione ci restituisce un pieno, che si stacca dal blocco per facilitare una eventuale edificazione della casa canonica in un momento successivo.

Sempre nel blocco bianco trovano spazio le nove aule con una disposizione in pianta a C che vengono chiuse ad ovest dal salone, mentre le prime si aprono su un “hortus conclusus”, anch’esso rivisitazione dei patii delle antiche ville romane della zona. Il salone si affaccia su uno spazio esterno dove si sono volute concentrare le attività ludiche e ricreative del complesso parrocchiale: aree di aggregazione, un’area gioco bimbi, un campo da tennis/pallavolo e un campo da bocce, in risposta ai bisogni della comunità.

La quota di parcheggio richiesta è stata inserita in un più ampio disegno delle aree verdi e posta a ridosso della strada di accesso, rendendo così il parcheggio stesso poco invasivo sia visivamente sia da un punto di vista ambientale, andando a ridurre al minimo le aree cementate in favore di un sistema più rispettoso di parcamento, in prato armato.

Il disegno delle aree esterne attrezzate a verde e parcheggio è a sua volta pensato per poter essere integrato in una previsione più ampia che accoglie le vicine particelle comunali nel disegno degli spazi esterni.

Il progetto risponde a criteri di eco-sostenibilità, proponendo una pianta compatta che minimizza la dispersione termica e sfrutta le corti per il rinfrescamento estivo. Anche la copertura verde svolge tale funzione in estate, mentre in inverno aumenta l’isolamento termico e raccoglie l’acqua piovana in una vasca, la quale sarà poi riutilizzata sia per il fabbisogno sanitario che per l’irrigazione delle parti a verde. Infine, l’utilizzo di pannelli fotovoltaici e pannelli radianti opportunamente dimensionati rende l’intero complesso energeticamente autosufficiente.

Ancora in termini di eco-sostenibilità si è pensato ad un orto che non solo fornirà prodotti “a Km0”, ma rafforzerà tramite il lavoro e la collaborazione il senso di appartenenza alla comunità.

L’AULA

Il grande portale strombato invita a varcare la soglia, salendo una rampa. Varcata la soglia siamo accolti in un primo spazio, un particolare endonartece con altezza interna di tre metri e mezzo che, come già era avvenuto per l’accesso al sagrato, “prepara” il fedele accogliendolo e comprimendo lo spazio prima di riaprirsi sull’aula, fungendo così da cerniera tra l’orientamento dell’accesso (nord-sud) e quello dell’aula (est-ovest).

L’aula con le sue file di banchi e l’altare segue rigorosamente l’orientamento est-ovest: questa rotazione rispetto al filo stradale genera triangolazioni, ancora negate da forme trapezioidali, capaci di creare accelerazioni prospettiche e ambiti dove opere d’arte e spazi connessi all’aula liturgica trovano la loro giusta collocazione.   

Secondo questa logica, il fedele entrando nell’endonartece trapezoidale, si troverà di fronte la rappresentazione pittorica di Santa Maria del Carmine, posta in una nicchia, che rende da subito esplicita e riconoscibile la dedicazione della Chiesa. Nello stesso spazio, sulla sinistra, sono previste l’acquasantiera e la bacheca dove apporre gli avvisi per la comunità. A destra una porta conduce ad uno spazio che potrebbe essere destinato o a magazzino o come piccolo punto di raccolta di materiali, brochure e documentazioni varie attrezzato con un tavolo.

Proseguendo con l’avvicinamento all’aula, sulla destra si apre il battistero: il fonte in marmo di Carrara bianco ne è l’elemento segnalatore, la pavimentazione anch’essa in marmo di Carrara degrada creando la vasca per immersione la quale ha come sfondo l’opera Maria Vergine nell’Epifania del Signore ricavata da un blocco di travertino romano, il coinvolgimento al tema della salvezza che l’opera esprime viene enfatizzato dal converger ad essa delle due pareti laterali e dalla luce che proveniente dall’alto la irradia e ci avvolge. A lato del fonte, una carottatura nella pavimentazione permette l’inserimento del cero pasquale, il quale potrà facilmente essere sfilato richiudendo il foro ed inserito nell’ambone durante il periodo pasquale.

Mentre sulla parete di sinistra la nicchia con Santa Maria del Carmine si protende verso il battistero tramite un taglio della muratura che ospita le candele votive, sulla parete di destra troviamo la custodia degli Olii Santi, analogamente inserita nella muratura.

L’aula è stata pensata con una leggera pendenza, metafora del pellegrinaggio dell’uomo sulla terra.

Entrati nell’aula dall’endonartece, uno scarto di quota ci introduce in una nuova dimensione, sovrastata da una copertura color bronzo intenso, staccata dalla pareti, che permette alla luce di penetrarvi e allude ad un altro Oltre, al di sopra di quella porzione di cielo che riesce ad insinuarsi all’interno.

La copertura concava parte bassa per poi salire producendo una luce indiretta supplementare nella zona dell’abside, bagna di luce la parete curva di legno sfocandone i confini, come fuggire verso l'alto, quasi a cercare il totalmente Altro. La luce appunto, che dalla penombra, la grotta, diventa fragore che irrompe aiuta a focalizzare l'attenzione del fedele sull'altare.

Nella forma e nei materiali l’aula liturgica ci rammenta lo stare e il riemergere da un grembo: da un lato la parete con le nicchie profonde in travertino Romano come il pavimento, dall’altro la grande parete curva in legno bianco che abbraccia l’assemblea.

Continuando visivamente l’elemento nicchia presente nell’ingresso, la parete in travertino manifesta solidità e immanenza; giustapposta ad essa, la parete curva dona dinamicità e conduce anche visivamente il fedele al Crocifisso e all’altare, “ara del sacrificio di Cristo e mensa del suo convito, che redime e nutre il suo popolo” (Preghiera di dedicazione dell’altare), e attorno a questa mensa raduni i fedeli per spezzare insieme il pane della vita,  facendone un popolo consacrato al Padre (Cfr. Colletta della dedicazione di un altare).

La via Crucis trova in questa dinamicità il suo spazio, adatto a ben esprimere la sua processionalità. Essa si compone di 15 stazioni realizzate in bronzo ed inserite in rientranze metalliche sulle quali sarà graffiato il numero corrispondente. In questa parete troviamo due varchi, il primo che ci conduce alla cappella feriale e il secondo che, oltre ad incorniciare l’ambone, ci porta alla cappella della custodia eucaristica: nè troppo appartata nè centrale (OgMR 315).  

Costruito come luogo e non come “oggetto”, l’ambone si articola spazialmente e nella parte alta, sul lato della proclamazione dell’Evangelo, Maria Vergine nell’annunciazione del Signore sembra emergere con tutta la sua forza dalle pareti in travertino. Accanto alla base, una carottatura nel gradino della lettura dell’epistola permette il posizionamento del grande candelabro per il cero pasquale. L’elemento ligneo dell’ambone diventa sottilineatura della lettura della parola di Dio.

La schola cantorum, separata e al tempo stesso facente parte dell’assemblea, contiene l’organo: posta in relazione con l’ambone, permette sia una efficace guida nel canto, sia la partecipazione dei suoi membri alle azioni liturgiche. Essa trova spunto ed è una rilettura in chiave contemporanea della schola cantorum di Santa Maria in Cosmedin, in particolar modo del recinto il quale demarca la sua separazione e al contempo appartenenza all’assemblea.

L’altra parete in travertino lavora formalmente riprendendo l’immagine della grotta e dello scavo; la prima apertura sulla destra conduce alla penitenzeria. Essa quasi si inserisce nel battistero tramite un varco sulla parete di fondo, ricordandoci così il rinnovarsi della grazia iniziale di questo sacramento.

Sulla parete di fondo campeggia Maria Vergine presso la Croce del Signore.

Continuando visivamente lungo la parete in travertino, le tre nicchie prima del bema, accolgono tre dipinti rappresentanti scene della vita di Maria.

Nella sua terminazione la parete si piega verso l’assemblea, celando la grande vetrata capace di rendere “abbagliante” il fondale dell’aula, espressione di una proiezione spaziale cosmica che aumenta la direzionalità dinamica data dalla parete curva in legno.

Nel suo piegarsi, la parete pone un accento sull’ultima nicchia che, con la sua maggior preminenza visiva rispetto alle altre, accoglie la sede del presidente e la panca per il diacono e i ministranti. La luce, che ancora proviene dall’alto ed è radente al dipinto, enfatizza il già potente gesto artistico del corrugamento materico, metafora del segno divino, rendendo vibrante la composizione.

La sede, rialzata tramite due gradini ed elemento prezioso incastonato nella nicchia, si rende visibile a tutta l’assemblea: essa è in marmo bianco di Carrara, eccetto lo scranno in faggio color noce, anche qui a sottolineatura del luogo.

Nel suo ultimo dispiegamento prima di inconrare la vetrata, un’ultima nicchia, nascosta all’assemblea, contiene la credenza.

Si giunge così “sulla cima del monte”, l’altare cubico in marmo bianco di Carrara, con un inserto in legno a sottolineare la mensa, emerge luminoso dalla base in travertino venato del bema isolato, culmine di tutta l’azione rituale.

In alto il Crocifisso, avvolto dalla luce dell’abside, spazio del silenzio che raccoglie lo sguardo fin dall’ingresso, dove il fedele s’immerge nella vetrata recante Santa Maria nella Risurrezione del Signore. Questo è l’unico episodio in cui la luce non proviente dall’alto ma si manifesta, si svela.

Località
Santa Maria la Carità (NA)
  • CONCEPT & PALETTE:  in stile  di AB/A

    CONCEPT & PALETTE

  • INSERIMENTO:  in stile  di AB/A

    INSERIMENTO

  • VISTA DALLA STRADA:  in stile  di AB/A

    VISTA DALLA STRADA

  • PROSPETTI:  in stile  di AB/A

    PROSPETTI

  • PLANIVOLUMETRIA DELL'INTERVENTO:  in stile  di AB/A

    PLANIVOLUMETRIA DELL'INTERVENTO

  • VISTA AEREA NOTTURNA:  in stile  di AB/A

    VISTA AEREA NOTTURNA

  • PLANIMETRIA GENERALE:  in stile  di AB/A

    PLANIMETRIA GENERALE

  • VISTA DEL SAGRATO:  in stile  di AB/A

    VISTA DEL SAGRATO

  • PORTALE:  in stile  di AB/A

    PORTALE

  • PIANTA DELL'AULA:  in stile  di AB/A

    PIANTA DELL'AULA

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