LOFT_09 - Ex Opificio della Tabaccaia dei Conti Guinigi da Lucca di Studio ARTIFEX | homify
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LOFT_09 – Ex Opificio della Tabaccaia dei Conti Guinigi da Lucca

L’opificio della Tabaccaia viene costruito nel corso delle estati del 1941/42 per la produzione di sigari Toscani. La Fattoria di Piantravigne, di proprietà di uno degli eredi dei Conti Guinigi da Lucca, ne decide la sua costruzione stimolata dai finanziamenti dell’allora monopolio di stato.

Il suo stato attuale coincide esattamente con quello originario. Nei primi anni del dopo guerra la produzione del tabacco impiegò in quell’opificio fino a cinquanta persone, prevalentemente donne. Per diversi anni del dopo guerra la Tabaccaia mantenne il primato di industria più grande del suo Comune. La produzione tra alti e bassi è proseguita fino al 1993, anno della sua definitiva chiusura. Una nota di colore e di costume si aggiunge alla storia della Tabaccaia durante gli avvenimenti sociali degli anni 60 “ quando le donne si mettono la minigonna e cominciano a fumare”.

L’IDEA PROGETTUALE

Abitare un luogo che concilia coesistenza ed equilibrio, dove “coesistenza” significa essenzialmente prendere atto dell’architettura esistente e trovare modo di modificarla o convogliarla nel tipo di spazio in cui vivere, ed “equilibrio” equivale ad accordare affascinanti tracce del passato – elementi architettonici, mobili, tessuti, opere d’arte o artigianato – alle presenti e future esigenze abitative di ciascuno. Stimolare la tabaccaia a produrre un nuovo “valore” conservando la propria anima. Trasformare l’uso di uno spazio produttivo in un ambiente rinnovato per fini domestici.

Il loft modifica quindi il concetto tradizionale e consolidato di casa, articolato per stanze connesse non solo alla specializzazione delle varie attività ma anche dei componenti della famiglia, in un luogo nuovo, uno spazio unitario, quello originario del lavoro, aperto, privo delle delimitazioni degli ambienti, autentico, con le strutture solitamente esibite e caratterizzato da un nuovo “modus vivendi” del proprietario, che esprime nell’abitare il proprio status colto ed evoluto. Oggi tali ambiti domestici sono assolutamente ricercati e ancora esprimono una scelta non tradizionale dell’abitare, tuttavia sono espressione non già di una condizione improntata alla massima economicità, quanto piuttosto dell’affermazione di una scelta alternativa e anticonvenzionale per la casa. L’involucro privo di vincoli viene spesso interpretato come uno spazio teatrale, un ambiente libero e indiviso, organizzato per accogliere le varie parti che definiscono la casa come un grande apparato scenografico in cui si rappresentano, attraverso una composizione studiata degli elementi, la grande altezza, la scala, il ballatoio, le finestre, le strutture condotte verso una nuova domesticità. Un’idea ambiziosa ma realistica, un tentativo in punta di piedi di costruire futuro in modo compatibile.

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