Chiesa di Santa Teresa di Gesù Bambino di Studio di architettura a. muzzetto | homify
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Chiesa di Santa Teresa di Gesù Bambino

1. Forma e ambientazione del nuovo plesso parrocchiale.
L’area da destinarsi al nuovo plesso parrocchiale si trova al limitare di un ambito di completamento dell’edificato della frazione di Lu Bagnu, Castelsardo. L’intervento di costruzione della chiesa e delle opere di ministero pastorale, costituisce in questo contesto urbano, che presenta fenomeni di degrado dovuti essenzialmente ad uno spontaneismo urbanistico non controllato, elemento propulsore di una riqualificazione più ampia dell’intero quartiere che si attesta nella parte più alta dell’abitato della frazione, al limitare di alture e rapidi scoscendimenti verso il mare. Da ciò scaturisce una pressante sollecitazione verso l’uso di un linguaggio che ricorre all’articolazione di elementi tipici dell’architettura rurale, i volumi bassi e appena emergenti dal suolo, l’aggregazione di questi tra loro, che rimanda alla gerarchizzazione semplice del borgo rurale, l’uso dei materiali che vede l’utilizzo della pietra locale insieme ai muri abbaglianti, imbiancati a calce che introducono agli spazi più intimi e privati dei patii. La forma proposta per l’edificazione del nuovo plesso parrocchiale che vede la facciata della chiesa inquadrata da due bracci di dimensione leggermente diversa ma in tutto simili nella forma che in contrapposizione delimitano una corte quadrangolare che è sagrato, piazza, luogo pubblico aperto al quartiere, fortemente dialogante con il contesto, trova il suo significato accessorio nella edificazione di un ‘luogo urbano e comunitario’ in un plesso urbano di margine, con la incombente campagna che vede solo la frammentazione, senza qualità, portata dalle lottizzazioni private, nella totale assenza di luoghi di scambio sociale e di elementi di riconoscibilità dei luoghi. In questo contesto l’intervento proposto nell’ambito dell’edificazione del plesso parrocchiale, comunque costituisce non solo un significativo aumento degli standards pubblici relativi a quest’area ma ne muta la dimensione qualitativa in modo assai significativo, proponendo la edificazione di un ‘centro’ in un contesto del tutto indifferenziato privo di qualsiasi logica e gerarchia urbanistica. Tutto ciò attraverso una edificazione assai contenuta sul piano quantitativo, infatti i dati di seguito riassunti indicano una particolare sobrietà nell’approccio dimensionale che si unisce ad una sostenibilità complessiva del progetto.

2. Tipologie costruttive, il verde, il paesaggio, i materiali. Nel proporsi di svolgere il tema tipologico che questo progetto affrontava nel disporre in un area di margine tra una periferia disordinata di un borgo cresciuto in modo spontaneo e la incombente, nobile campagna trachitica dell’Anglona, non si poteva non ripercorrere i temi tipologici legati alle case dell’habitat disperso della Gallura (stazzu) o della Nurra (cuile), tipologie che contaminano in vari modi e declinazioni il carattere costruttivo della cellula con l’utilizzo della corte come spazio di riferimento. <>(A. Sanna, Manuali del Recupero dei Centri storici, Capitolo II – Tipi dell’architettura popolare nei centri delle aree collinari) Dunque il tema della ‘casa nel recinto’, con le necessarie variazioni, ispira il tema fondativo del plesso parrocchiale che il progetto propone. Infatti la gerarchia che si istituisce tra il corpo principale della chiesa, che emerge rispetto al resto, e i restanti corpi di fabbrica di contorno e di supporto alla funzione principale, tiene conto in modo precipuo degli spazi esterni, istituendo anche per essi una gerarchia semplice e leggibile che vede, di fronte alla facciata della chesa la centralità del Sagrato, indispensabile elemento simbolico di transizione tra la città e il luogo del culto, che si irradia in una corte più ampia posta tra i due bracci longitudinali che delimitano questo recinto quadrangolare, aperto su un lato all’accoglienza verso il borgo. Su questa corte principale, che introduce gradualmente allo spazio sacro ed all’aula liturgica passando per il Sagrato, contraddistinto da una semplice variazione di pavimentazione, si innestano due piccole corti che a loro volta introducono da un lato alla canonica ed alla sala parrocchiale per le riunioni più estese e dall’altro danno accesso alle aule per il ministero pastorale, all’ ufficio della parrochia ed alla sacrestia. La chiesa si dispone quindi in modo da istituire nuovi rapporti con il borgo di Lu Bagnu cercando di trovare una gerarchia dell’abitare oggi totalmente assente, sperimentando una condizione insieme urbana e rurale: la corte assicura lo spazio della socialità, è l’unica vera piazza del borgo, cerca di provocare la proiezione più diretta dell’abitare e delle sue relazioni comunitarie; le corti interne permettono di disporre di uno spazio più appartato, funzionale ai ruoli educativo, sociale ed amministrativo che vi si svolgono.

3. Verso un nuovo organicismo Nel contesto che abbiamo descritto la naturalità della ‘campagna’, la sua dominanza paesaggistica doveva essere inserita nel progetto, nel suo linguaggio, in modo forte e significativo. L’edificazione in un terrazzamento, ricavato sul lieve declivio del lotto assegnato, l’utilizzo di siepi di fichi d’india, poste in confine, insieme ai filari di mandorli tendono a innescare questo processo dialogante con il paesaggio che non è e non vuole essere uno sforzo mimetico ma, al contrario, tentare la fondazione di nuovo ‘spazio’ e dunque di nuova significazione, pure in un contesto debole, nell’ambito del vicinato che è prossimo e prelude al paesaggio ‘forte’ ed intenso, di terre brune e affioranti trachiti rosse, tipico della campagna dell’Anglona che fronteggia il mare, anch’esso ‘intenso’ delle Bocche di Bonifacio. La scelta costruttiva che si rivolge all’uso della scura pietra trachitica locale, posta ad opus incertum, come nei muri a secco dei ‘tancati’ locali sottolinea questa continuità e ricerca la permanenza di linguaggi che nell’antropizzazione del paesaggio, pur sopiti, non sono mai scomparsi del tutto. In associazione all’uso di questa pietra vulcanica scura e tormentata si contrappone l’abbagliante bianco delle calci, disposte a introdurre in spazi più segreti, come l’interno delle corti secondarie, o a definire l’invaso interno dell’aula liturgica, interamente bianca anche nelle strutture lignee che ne sorreggono la volta. Nonostante dunque le forme che propongono una geometria solida, precisa ed immediatamente percepibile a chi la osservi, organica può dirsi la generazione dei segni e delle forme che si innestano appunto su solidi stereometrici ma che attingono alla tradizione più remota e sotterranea dell’edificare isolano. Organico è altresì il sistema delle relazioni gerarchiche che si istituiscono per ed attraverso il nuovo manufatto con il sito, con lo sfrangiato ambito di questa periferia semirurale del borgo

Località
Castelsardo - Lu Bagnu
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