L'ex mattatoio rinasce in campus

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Oggi ci rechiamo a Roma, e precisamente nel quartiere Testaccio. L'ex mattatoio ha occupato da sempre un'area molto importante per la città e la sua storia è molto antica. L'edificio originale risale al 1888, quando l'Arch. Gioacchino Ersoch fu incaricato di progettare, per via dell'introduzione di nuove norme igieniche per quanto riguardava la mattazione, una struttura che rispondesse alle nuove normative. Il progetto vide all'opera anche l'Ing. Filippo Laccetti a cui si deve un'interessante soluzione per eliminare gli scarti di lavorazione alimentare nel vicino Tevere.

La struttura, quindi, può essere considerata come un reperto dell'archeologia industriale romana ottocentesca. Negli anni Settanta il complesso dell’ex mattatoio venne dismesso, diventando poi una sede per nuove manifestazioni temporanee. Ad oggi, il Comune di Roma ha affidato alcuni padiglioni alla Facoltà di Architettura dell’Università degli studi di Roma 3. 

È stato lo studio Insula a coordinare un intervento di riqualificazione e riorganizzazione del campus universitario all'interno di quest'area. Il progetto è stato estremamente complicato data la delicatezza delle strutture ottocentesche preesistenti e la presenza dei resti dell'antica città di cui il sottosuolo di Roma è ricco.

L'ingresso

La facciata del padiglione si presenta senza stravolgimenti, ma con uno stile pulito che richiama anche la storia di un edificio che in qualche modo ha partecipato alle vicende della Capitale nell'ultimo secolo. Le strutture metalliche importanti per le attività precedenti sono state volutamente lasciate intatte per non alterare eccessivamente l'edificio.

Il primo intervento

Il primo intervento è avvenuto nel 2002 ed ha coinvolto i padiglioni 6 e 7. Da questi lavori si è ricavato un grande ambiente coperto all'interno del quale hanno preso corpo tre aule di laboratorio e un’aula magna con ben 260 posti. Nel risultato finale si è posta molta attenzione, come accennato prima, a non demolire la struttura industriale, ma a rivalutarla creando più ambienti: le pareti divisorie sono state realizzate con una struttura in acciaio in grado di isolare anche acusticamente i vari spazi.

Il secondo intervento

I lavori per il padiglione 2B si sono conclusi nel 2013 ed hanno trasformato l'edificio in un ambiente altamente flessibile, adatto allo svolgimento di attività più svariate, dalla didattica alle esposizioni di vario genere. Si è riottenuta la suddivisione dei spazi originali, demoliti in precedenza: sette ambienti per un totale di 840 m² di superficie. 

Padiglione 2B

Le sei pareti sono state poste in relazione alla posizione delle coppie di capriate. I pannelli sono manovrabili e facilmente richiudibili a pacchetto, in modo d'essere adatti a qualsiasi esigenza per qualsiasi esposizione. Ogni allestimento può avere una metratura variabile da un minimo di 120 ad un massimo di 720 m².

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